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beata
Armida barelli

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Armida barelli

La grande prova

tratto da Armida Barelli, La sorella maggiore racconta, Vita e Pensiero, Milano, 1949, pag 369-371

Verso la fine di maggio io andai a Varsavia per il Congresso Internazionale della Gioventù Femminile.
L’indomani del mio arrivo ebbi un telegramma dell’Università Cattolica. «Torni subito».
Pensai: Deve essere accaduta una disgrazia alla mia famiglia o alla Gioventù Femminile o all’Università Cattolica. Corsi all’agenzia dei viaggi per avere un posto in aeroplano, ma l’aeroplano era già partito. Partii allora col treno della sera e arrivai al mattino a Vienna. Sostai qualche ora per fare la S. Comunione al duomo di S. Stefano, e sentii gli strilloni dei giornali tedeschi gridare: «Sciolte le organizzazioni giovanili di Azione Cattolica in Italia!».
Mi parve che il cuore mi si arrestasse di botto. Entrai in duomo e corsi dinnanzi all’Altare del SS. Sacramento: «Gesù, la Gioventù Femminile è tua, se la fai partecipare alla tua morte, la farai partecipare anche alla tua resurrezione: mi fido di Te! ».
Ripresi il primo treno del mattino e proseguii per l’Italia; a Brescia mi venne incontro la mia Segretaria particolare che a bassa voce m’informò dell’accaduto. Arrivando a Milano già sapevo che il Segretariato era chiuso con tanto di sigillo della Questura, che le sorelle del Centro Nazionale e le impiegate erano nella Cappella dell’Università a pregare, che per la destrezza e l’abilità del Rettore Padre Gemelli i locali del Consiglio Superiore erano liberi; vi erano andati temporaneamente alcuni impiegati dell’Università Cattolica.
Speravamo far uscire “Squilli” che era già pronto per la stampa, aggiungendo poche righe per dare direttive alle Associazioni e tranquillizzare le socie, ma c’era il divieto di ogni e qualsiasi attività riguardante la G. F. C. I.
Stampavamo il nostro giornale presso la tipografia del Popolo d’Italia di cui era a capo Arnaldo Mussolini, il fratello del Capo del Governo: vi eravamo stati costretti per necessità tecniche col consenso dell’Autorità Ecclesiastica.
Con lo scioglimento della Gioventù Femminile, era logico che non si potesse più stampare il giornale che dava grande lavoro alla tipografia.
Arnaldo Mussolini andò a Roma da suo fratello: «Perché mai avete soppresso la Gioventù Femminile? Un’associazione che non ha mai fatto politica e della quale stampiamo noi i giornali! ». Aggiunse che se “Squilli” non poteva risorgere avrebbe dovuto licenziare un forte numero di operai. Chiese perciò si facesse un’eccezione per “Squilli di Risurrezione”. E l’ottenne.
Il Prefetto di Milano mi comunicò la notizia e aggiunse: «Lei può far uscire il giornale “Squilli” a patto di togliere il sottotitolo “Organo della Gioventù Femminile Cattolica Italiana” ».
Risposi: «Lei ha avuto ordini dal suo padrone, io vado a chiedere al mio».
E la sera stessa partii per Roma, chiesi l’udienza del S. Padre e l’ebbi all’indomani.
Dissi al S. Padre Pio XI tutto il dolore mio e della Gioventù Femminile per l’atto brutale compiuto ai nostri danni dal fascismo. Mi premeva molto far uscire subito un numero di Squilli per dare direttive e tenere unite spiritualmente le 10.000 Associazioni, ma Gli dissi a quali condizioni mi si permetteva di fare uscire il giornale.
«No, o esce come Organo della Gioventù Femminile Cattolica Italiana o non esce».
«E allora? ».
«Cederanno. Devono cedere. Cederanno! »
Oh! Con quale forza disse quelle parole!
Mi dette anche le bellissime immagini dei SS. Martiri Nereo e Achilleo, da dare ad ognuno delle mie sorelle del Consiglio Superiore e aggiunse:
«Comprendo il significato di queste immagini? ».
«Sì, Santo Padre, con la grazia di Dio anche il martirio!».